buen viaje, compañero

Sabato 24 giugno scorso, a distanza di circa sette mesi da un grave incidente sul lavoro, il nostro Marce ha scelto di andare, forse stanco della lotta in un corpo che non era più lo stesso.
Quelle che seguono sono solo alcune parole per raccontare il suo esserci stato, il suo essere Marce.

«Alle immagini silenziose, ma profonde ed indelebili, di questi ultimi sette mesi passati al tuo fianco, Marce, in questi giorni di fine giugno abbiamo affiancato le foto e le immagini che abbiamo ricevuto e raccolto da parenti ed amici e che raccontano quasi 40 anni della tua storia. Molte di queste ti vedono protagonista in manifestazioni, presidi, feste, spettacoli. Vorrei raccontare solo un piccolo episodio, che descrive uno di quei momenti.
Alla fine dell’estate di due anni fa, stavamo preparando insieme agli Sbandattori uno spettacolo che avremmo portato ad un festival a Napoli. Marce, per via del tuo invidiabile fisico ti era toccato in sorte di vestire i panni di un pizzaiolo precario che arrotondava l’esiguo stipendio con balli ammiccanti e provocanti a torso nudo, ma non c’era verso: il personaggio non veniva, non ti voleva uscire. Quei balli contrastavano la tua solida e riservata compostezza. Ti chiesi allora di immaginare non di essere ballerino in un locale di tendenza, cosa che non ti sarebbe mai riuscito mettere in scena, ma di immaginare di arrampicarti su una pianta, di abbracciare i rami, avvolgerli e giocare con loro, di ammiccare alle foglie. Vederti danzare in scena fu uno spettacolo, in una danza d’amore totale, come quella per i tuoi alberi.
Grazie dei passi di vita insieme che ci hai regalato. Buen viaje, compañero.»

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